Stefania Colombo/ aprile 10, 2019/ articoli, Dominique Cappa/ 0 comments

Articolo N.2

Coltivare la nostra intelligenza emotiva è un processo e un allenamento. Richiede tempo, pazienza e costanza.
Non abbiamo imparato a leggere in un giorno, e nemmeno ci siamo limitati a conoscere le lettere dell’alfabeto. Col tempo abbiamo imparato a unire le lettere in parole con un significato, poi le parole si sono unite in frasi, e le frasi in contenuti sempre più complessi che hanno nutrito la nostra intelligenza razionale.

In tutti gli esseri umani sparsi sul nostro pianeta, sono state individuate cinque emozioni di base: gioia, sorpresa, tristezza, rabbia, paura e disgusto.
Queste emozioni sono come le lettere per l’alfabeto, dalla loro combinazione, intensità, durata, leggerezza o pesantezza, qualità dell’energia che le caratterizza, possiamo costruire un vocabolario emotivo così ricco, che ci consente di espandere la nostra consapevolezza e godere maggiormente della vita e delle relazioni con gli altri.
Ecco solo alcuni termini che esprimono emozioni differenti a partire dall’emozione di base della gioia: allegro, commosso, brioso, di buon umore, esaltato, giocondo, gratificato, fiducioso, estatico, euforico, divertito.
Vediamone alcuni connessi alla sorpresa: allibito, pietrificato, stupito, catturato, senza fiato, stupefatto, scombussolato.
A partire dalla paura: allarmato, in ansia, scioccato, impanicato, terrorizzato, timoroso, intimorito, a disagio, insicuro.
Dal disgusto: amareggiato, deluso, disilluso, disincantato, nauseato, infastidito, indignato.
E dalla rabbia: astioso, polemico, esasperato, indispettito, inviperito, adirato, demoralizzato, di cattivo umore, stizzito.
Dalla tristezza: afflitto, affranto, infelice, nostalgico, disperato, cupo, depresso, desolato, avvilito, addolorato.

Ci sono ancora moltissimi termini che possiamo scoprire per descrivere la meraviglia e la complessità del nostro mondo emotivo. Ben lo sanno i poeti e gli scrittori.
Le nostre emozioni sono costituite da sensazioni corporee, impulsi e pensieri, ma poiché non abbiamo ben imparato ad ascoltare i nostri stati interiori, queste diverse dimensioni ci appaiono confuse.
Quello che vi assicuro, è che è davvero interessante riuscire ad ascoltare e osservare senza giudicare i nostri stati d’animo con lo scopo di distinguere le varie sfaccettature.
Purtroppo invece, proprio a causa di una mancata educazione emotiva, capita molto spesso che non ci ascoltiamo, evitiamo, neghiamo, soffochiamo, giudichiamo, non esprimiamo o non padroneggiamo i nostri stati d’animo.
Un’illusione molto comune è che dobbiamo il più possibile evitare ciò che per noi suscita
un’emozione spiacevole o ci fa soffrire e rivolgerci solo verso ciò che ci sembra ci porti emozioni positive.
In realtà, evitare le emozioni è una soluzione poco efficace.
Noi possiamo anche schivare, controllare (in teoria!), evitare, alcuni accadimenti esterni, ma non possiamo comunque eludere esperienze interne come i pensieri o le emozioni.
Anzi, quella che è un’apparente soluzione, diventa in realtà un problema: svariate ricerche, oltre che la mia esperienza personale e professionale, hanno dimostrato che evitare di occuparci delle nostre emozioni, positive e negative che siano, ha l’effetto di aumentare e prolungare il nostro malessere nel medio e lungo periodo.

L’evitamento ci porta ad un sollievo nel breve termine, ma spesso conduce ad un problema più grande col trascorrere del tempo. Inoltre, questo meccanismo, ha come effetto, quello di impedirci di imparare dalle nostre emozioni e quindi dall’esperienza. Queste sono invece le nostre maestre di vita, ma solo se ci permettiamo di accoglierle, conoscerle e attraversarle.
Sono il motore della nostra vita: ci attivano, ci confortano, ci permettono di dare significato agli eventi che accadono, ci connettono con i nostri bisogni e con i bisogni degli altri, ci congiungono con la fluidità della vita che scorre come scorrono le nostre emozioni.
Non ci sono emozioni patologiche, è patologico (nel senso che porta sofferenza) impedire, rallentare, bloccare, evitare il fluire da un’emozione ad un’altra, e quindi la loro modulazione ed elaborazione.

LA LOCANDA
L’essere umano è come una locanda.
Ogni mattina un nuovo arrivo.
Momenti di gioia, di depressione, di meschinità,
a volte un lampo di consapevolezza giunge
come un visitatore inatteso.
Dai loro il benvenuto e intrattienili tutti!
Anche se c’è una moltitudine di dolori,
che violentemente svuota la tua casa
portando via tutti i mobili,
tratta ugualmente ogni ospite con rispetto.
Potrebbe aprirti a qualche nuova gioia.
I pensieri cupi, la vergogna, la malizia,
Accoglili sulla porta con un sorriso,
ed invitali ad entrare.
Sii grato chiunque arrivi,
perché ognuno è stato mandato
dall’aldilà per farti da guida.

Rumi

                                                                               

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